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1974 - LA SCATOLA MAGICA, LA“MINI” ITALIANA
Inserito il 07 maggio 2013 alle 09:18:00 da ottavio. IT - LE AUTO DI NUCCIO

La piccola “Mini” italiana venne presentata nel 1974 al Salone di Torino.
Negli anni sessanta la Innocenti fece un accordo con la BMC inglese per produrre in Italia a Lambrate la Mini Morris.
L’accordo andò a “gonfie vele” fintanto che non si sentì l’esigenza di rinfrescare un modello ormai vecchio di 10 anni, e sul mercato occorreva un modello nuovo.
Il figlio Luigi Innocenti prende atto della situazione ed incarica Bertone e Michelotti di realizzare una nuova proposta.
Due anni più tardi Luigi Innocenti decide di lasciare cedendo il pacchetto azionario alla BMC che nel frattempo cambio nome in British Leyland.
Dalla British Leyland arriva in Italia Geoffrey Robinson, nuovo presidente della Innocenti, nominato a seguito dell’acquisizione.
In virtù delle scarse finanze venne accantonata l’idea della nuova proposta fatta da Bertone,...

...cioè lo studio di un nuovo telaio e un motore di 750cc. ideati per svincolarsi dalla meccanica inglese: nasce quindi la nuova Mini sulla base della vecchia, modificata in qualche particolare ma vestita dalla carrozzeria proposta dalla Bertone.

Nasce con due modelli “Mini 90” con motore 998 cc. e “Mini 120” con motore 1275 cc. . La Mini 90 viene fatta per chi vuole un’auto piccola, pratica e scattante, fuori dagli schemi e contemporaneamente anche sportiva, Mini 120 per reinterpretare il modello della Mini Cooper.
Il tutto viene proposto per mettere l’accento più sull’eleganza che sulla sportività, anche per i cambiamenti che ci sono stati sul mercato auto dopo la crisi energetica.
All’esterno solo alcuni dettagli differiscono nelle due versioni, mentre sulla “120” sono di serie , sulla 90 sono optional.
Alla presentazione, la Mini di Bertone viene accolta favorevolmente, la linea rompe con il passato, già moderna nel progetto,… una provenienza che viene da lontano, da una Fiat 128 coupé del 1969 col cofano corto e molto spiovente, padiglione luminoso e ampio spazio abitabile, motore trasversale anteriore e trazione anteriore.
La Mini si presenta pulita nella linea, muso piatto con i fari quadrati che si inseriscono nella calandra a righe sottili, sul bordo del padiglione un rilievo che funge da spoiler, nel posteriore è presente un portellone, soluzione che dona una praticità fino ad allora sconosciuta e malgrado la sua linea corta ha un coefficiente favorevole pari a 0,41.
Della vecchia Mini mantiene le sospensioni rigide, ma il confort migliora grazie al montaggio elastico dei supporti di sospensioni e motore.
Il terreno ideale resta la città, per scatto brillante e dimensioni contenute, anche sulle strade di montagna si fa valere per la sua agilità e l’equilibrata tenuta di strada.
Auto molto parsimoniosa in grado di accontentare gli sportivi senza perdere di vista il lato economico.
L’avvio della produzione è rallentata dalle turbolenze sindacali che creano non pochi problemi all’industria italica tanto da indurre la De Tommaso a ridurre e sacrificare posti di lavoro.
Visto il potenziale della Mini 120, De Tommaso pensa di rendere accattivante il modello rendendolo più “sportivo ” anche nell’aspetto creando la Mini De Tommaso.
Vengono create anche delle varianti della “90” in N e SL con tergi lunotto cromati, poggiatesta e lunotto termico; mentre la 120 diventa SL, dotata di finestrini posteriori apribili. La 120 esce dal listino nel 1981.
Lo stesso anno finisce il rapporto di fornitura dei motori con la British Leyland, quindi si pone il problema di sostituire il 4 cilindri inglese.
Viene trovato l’accordo con la Daihatsu per la fornitura dei motori a tre cilindri da 52Cv non dopo aver vagliato il tre cilindri della Suzuki in alluminio. Ma viene ritenuto migliore quello della Daihatsu per le soluzioni tecniche, tra cui l’albero contro-rotante di equilibratura che lo rende dolce e rotondo nel funzionamento, malgrado sia più difficile inserirlo nell’esiguo vano motore.
La nuova Mini viene chiamata “3 cilindri”; della Mille prende l’allestimento e la meccanica, viene profondamente rivisto il motore e sospensioni alleggerendo anche la componentistica. Pur pesando 50kg meno non perde la robustezza e l’affidabilità.
Nel 1984 la famiglia si ingrandisce di un nuovo modello anche diesel, la “Minidiesel” viene presentata nel 1984, motorizzata sempre Daihatsu da 37Cv che permettono di percorrere 30km con un litro di gasolio.
Nel 1993 viene presentata la “Minimatic” di 993 cc. , da 51Cv con cambio semiautomatico Daimatic studiato dalla Daihatsu a due rapporti, selezionati da chi guida.
L’anno successivo arriva la 650 per competere con la Fiat Panda, la Fiat 126 e l’Autobianchi 112, quest’ultima rivale di immagine e impostazione.
Anche in questa occasione la piccola Innocenti acquista identità e immagine di City-car moderna.
Nel 1986 per migliorare l’abilità si ricorre alla precedente proposta della Bertone nella versione “lunga” con un passo allungato di 160mm e la carrozzeria di 220mm.
Vista da fuori la modifica non si nota molto, ma il maggior spazio rende l’abitacolo più confortevole specialmente nei posti dietro.
La saga della Mini Bertone prosegue con la “ Small” nel 1991, ma è ormai prossima alla fine che avviene tre anni dopo, 1994.
Pur con periodi alterni si può dire che la Mini sia stata un modello fortunato, riscuotendo favore presso il pubblico.
Non è stato facile reinterpretare ciò che Alec Issigonis aveva creato nel 1959, ma l’estro e il mestiere di Bertone hanno saputo ricreare un modello di forte e inconfondibile personalità ad un a utilitaria che ha fatto scuola.

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