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1989 - LA CORVETTE DI BERTONE "NIVOLA"
Inserito il 30 settembre 2016 alle 12:28:00 da ottavio. IT - LE AUTO DI NUCCIO

Basata sulla meccanica della celebre C4, la “Nivola”, il cui nome richiama il campione Tazio Nuvolari è stata realizzata nel 1989.
Gli intendimenti di Nuccio Bertone erano di re-interpretare le classiche auto americane secondo il gusto europeo. Il capo designer dell’epoca Marc Dechamps si spinse oltre, infatti qualunque fosse stato il propulsore statunitense prescelto, sarebbe stato posto nel retrotreno e ne sarebbe derivata un’automobile a motore posteriore o posteriore centrale.
Lo stilista belga tracciò in base alla lunghezza prevista di circa 2,50 metri fra gli assi, una linea continua cuneiforme originando un musetto basso e avvolgente, linea che saliva appena sopra le ruote anteriori fino a confondersi con la linea di cintura, per poi troncarsi di netto subito dopo l’assale posteriore da cui sorge la cupoletta corrispondente l’abitacolo, il cui parabrezza si prolunga fin oltre l’assale anteriore.
La fiancata viene alleggerita con una scanalatura che dall’assale anteriore si protrae fin dopo l’assale posteriore, praticamente come fossero due gusci appoggiati.


Il gruppo propulsore scelto fu quello della Chevrolet Corvette ZR-1, la famosa “C4”, vettura di 4 metri e mezzo, già interpretata da Dechamps alcuni anni prima nel 1984 sulla Bertone Ramarro, ma in questa occasione avrebbe subito ben altro trattamento, a cominciare proprio dal telaio.
Il telaio fu studiato da Sergio Seccatore e poi realizzato dalla PTI Alba Teck dell’ing. Giorgio Stirano.
Sulla base di un figurino di massima in scala 1:5, bisognava specificare gli ingombri della meccanica, non ancora nota, ma che si rivelò in seguito essere la Corvette, vennero fatti i primi studi di ingegnerizzazione anche dello schema del telaio che risultò essere in tubolare a sezione rettangolari/quadrate con fondo in alluminio, oltre ciò vennero disegnati i particolari che avrebbero consentito il telaio di potersi adattare alla carrozzeria.
In un confronto continuo tra il progettista e lo stilista, nasce una fervida collaborazione che portò la realizzazione del modello, oltre le attenzioni che occorrono ad un prototipo da Salone: infatti pare che ci poteva essere la possibilità di averla in una serie limitata, per cui in sede di realizzazione venne completata di impianto di illuminazione, marmitte regolamentari, impianto frenante con freni a disco e sospensioni idropneumatiche, per un uso stradale.
Una volta assemblata ne risultò un’automobile estremamente compatta: 4,20m di lunghezza – 1,98m di larghezza – 1,10m di altezza. L’auto non presentava alcun vano bagaglio, per cui allo stilista Dechamps venne l’idea di ricavare dei mini bagagliaio nei rigonfiamenti delle portiere, dovuti alla dinamica della forma.
Al motore V8 di 5,7 litri, a 4v per cilindro, da 380CV della ZR-1, fu accoppiato un nuovo cambio ZF a 5 marce, il peso era distribuito al 40% anteriormente e 60% al posteriore, promettendo grande equilibrio generale per una vettura di alte prestazioni.
Dopo quattro mesi di lavoro intenso, venne svelata l’attuale colorazione ed al Salone di Ginevra suscitò grandissimo interesse e ammirazione.
E’ uscita una sola volta sulle strade in occasione di un raduno torinese, in quella occasione, il traffico creò non pochi problemi alla “supercar”, infatti una volta rientrata in Bertone, venne spedita all’Alba Tech per modificare e inserire altre due ventole per smaltire il calore sviluppato dal poderoso V8.

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